“Come il Montessori può arrivare in scuole non montessoriane?”

“Ogni volta che si insegna prematuramente ad un bambino un concetto che avrebbe potuto scoprire da solo, gli si impedisce di comprenderlo a fondo.”

– Jean Piaget

Montessori fuori sede? E’ una rivoluzione possibile! In un mondo che corre verso il digitale, la pedagogia di Maria Montessori non è un reperto del passato, ma una bussola per l’innovazione. Ma come può entrare in una scuola “tradizionale”? Non serve cambiare nome all’istituto, serve cambiare lo sguardo.

Il primo passo è la cura dell’ambiente. Una scuola non montessoriana può accogliere il metodo eliminando il superfluo: spazi ordinati, materiali accessibili e “centri d’interesse” dove il bambino può scegliere un’attività in autonomia. È il passaggio dal controllo dell’adulto alla libertà di scelta, che favorisce l’autodisciplina e la motivazione intrinseca.

In secondo luogo, l’introduzione della Vita Pratica. Anche tra i banchi classici si può dare spazio alla cura delle piante, al riordino o alla gestione dei materiali comuni. Infine, il ruolo del docente: meno “trasmettitore di saperi” e più osservatore discreto. Montessori ci insegna che l’apprendimento non è un travaso di nozioni, ma un processo attivo. Integrare il suo metodo significa, oggi, offrire ai bambini il tempo del fare, il silenzio della concentrazione e il diritto all’errore.

Nonostante sembri un percorso regolare e semplice, la guida di un consulente Montessori serve a strutturare un percorso che abbia significato e mantenga la durata nel tempo delle pratiche nella struttura. Già diverse scuole si sono appoggiate alla consulente del nostro studio ottenendo ottimi risultati nella crescita di bambini e docenti.

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